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TEHA Ambrosetti 2026: Edison pubblica nuovo rapporto assieme a NextChem

“Decarbonizzare il mare, rafforzare l’Italia: trasporto marittimo, vettori energetici e porti, nuova competitività nel Mediterraneo”

Saranno presentati domani a Cernobbio i risultati del Rapporto Strategico realizzato da TEHA Group in collaborazione con Edison e NextChem
  • Il trasporto marittimo rappresenta il 14% delle emissioni dei trasporti nell’UE-27 e il 7% in Italia, ma oltre il 95% della flotta europea e italiana utilizza ancora combustibili convenzionali. La decarbonizzazione non è più solo un obbligo ambientale, ma un fattore di competitività, perché regolazione, costo della CO₂, disponibilità di infrastrutture e volatilità dei fuel stanno ridefinendo gli economics del settore e l’attrattività dei porti.
     
  • I porti sono lo snodo centrale della transizione: in Europa, la decarbonizzazione è il driver di investimento che ha registrato la maggiore crescita di rilevanza negli ultimi cinque anni. La capacità di offrire infrastrutture e fuel alternativi a condizioni competitive sarà sempre più determinante per attrarre e preservare i traffici. L’Italia parte da fondamentali marittimi distintivi, ma deve accelerare la trasformazione energetica dei propri porti per preservarne la competitività.
     
  • La transizione è già iniziata: i fuel alternativi rappresentano il 51% del tonnellaggio navale oggi ordinato a livello globale. Il percorso sarà necessariamente graduale e multi-fuel, con un ruolo rilevante nel breve-medio periodo delle soluzioni più mature, tra cui GNL, bio-GNL un interesse crescente nel bio-metanolo, e una futura penetrazione di idrogeno e ammoniaca verdi e nel lungo periodo degli e-fuel.
     
  • Per sviluppare le infrastrutture portuali e le filiere energetiche e industriali a monte necessarie alla transizione sono richiesti 36 miliardi di euro di investimenti al 2050 nello scenario TEHA «Industry driven». La trasformazione del fuel mix consentirebbe, nello stesso scenario, una riduzione delle emissioni del 54% al 2050.
     
  • I 36 miliardi di euro di investimenti potrebbero attivare 105 miliardi di euro di valore della produzione e generare 45 miliardi di euro di Valore Aggiunto, pari a 1,24 volte l’investimento iniziale. Oltre la metà del Valore Aggiunto generato (51,4%) ricadrebbe nel Mezzogiorno.
     
  • Trasformare questo potenziale in un vantaggio competitivo richiede una visione industriale di lungo periodo e una roadmap coordinata per il sistema-Paese. Senza gli investimenti necessari, l’Italia rischia di perdere circa 80 miliardi di euro di Valore Aggiunto al 2050.
Cernobbio, 5 settembre 2026 – La decarbonizzazione del trasporto marittimo sta modificando gli equilibri economici e competitivi del settore, attribuendo ai porti un ruolo sempre più centrale come snodi energetici e industriali. Regolazione, costo della CO₂, disponibilità di infrastrutture e volatilità dei combustibili tradizionali stanno accelerando una trasformazione che richiederà l’evoluzione coordinata di porti, filiere energetiche e flotte.
 
È quanto emerge dal Rapporto Strategico “Decarbonizzare il mare, rafforzare l’Italia: trasporto marittimo, vettori energetici e porti, nuova competitività nel Mediterraneo”, realizzato da TEHA Group in collaborazione con Edison e NextChem, la business unit tecnologica di MAIRE, specializzata nello sviluppo e nell'implementazione di soluzioni tecnologiche per l’evoluzione dell’industria dell’energia. Lo studio mostra come la transizione del trasporto marittimo seguirà una traiettoria graduale e multi-fuel. Nello scenario "Industry driven" elaborato da TEHA, costruito sulla base degli attuali segnali di evoluzione industriale e utilizzando gli ordinativi navali come indicatore delle scelte di investimento degli armatori, i fuel alternativi raggiungono il 65,5% del mix energetico al 2050, trainati dai biofuel (50,7%), mentre i combustibili fossili mantengono una quota del 34,5%, rilevante con un ruolo ancora rilevante del GNL. Questa evoluzione consentirebbe una riduzione delle emissioni del 54% al 2050 e richiederebbe 36 miliardi di euro di investimenti in infrastrutture portuali e filiere energetiche e industriali a monte, in grado di attivare 105 miliardi di euro di valore della produzione e generare 45 miliardi di euro di Valore Aggiunto.

Questi i risultati dell’analisi che verrà discussa domani nei lavori a porte chiuse della 52ma edizione del Forum di Cernobbio.

«Le evidenze di questo Studio confermano la rilevanza della decarbonizzazione dei trasporti, in particolare di quello marittimo, e il ruolo dei porti come leva di sviluppo e competitività per il Paese», commenta Fabrizio Mattana, Executive Vice President Gas Assets di Edison. «Edison è impegnata in questa sfida che richiede una visione di lungo periodo e ha la capacità di offrire soluzioni energetiche in grado di accompagnare tutte le fasi della transizione, grazie al proprio posizionamento integrato nella filiera del GNL e dello Small Scale LNG e all’impegno verso soluzioni innovative come idrogeno e biometanolo. La possibilità di utilizzare tecnologie e combustibili già disponibili o progressivamente scalabili, come GNL e bio-GNL, rappresenta l’opportunità concreta per accelerare fin da subito la transizione del settore, accompagnandolo verso l’obiettivo net zero e, al tempo stesso, per consolidare le filiere industriali italiane rafforzando la competitività dei nostri porti nel Mediterraneo

La decarbonizzazione del trasporto marittimo è una delle sfide più complesse della transizione energetica, perché richiede di coniugare sicurezza degli approvvigionamenti, sostenibilità e competitività su scala globale. Non esiste una tecnologia unica in grado di risolvere questa sfida: serve un ecosistema diversificato di vettori energetici a basse emissioni, in cui il metanolo si sta affermando come una delle soluzioni più concrete e scalabili. Come MAIRE e Nextchem, stiamo trasformando questa visione in progetti industriali reali, dalla produzione sostenibile del metanolo alle sue applicazioni nella propulsione navale, insieme a partner industriali di primo piano. Attraverso le nostre tecnologie abilitiamo l'intera catena del valore, contribuendo a rendere queste soluzioni immediatamente applicabili e scalabili sul mercato. In questo percorso, il rapporto realizzato insieme a Edison e TEHA rappresenta un contributo prezioso: un lavoro che unisce competenze complementari e che conferma quanto la collaborazione tra grandi realtà italiane possa generare visione e concretezza allo stesso tempo. Ciò che serve ora è un supporto istituzionale capace di accelerare i processi autorizzativi e rendere più efficace l'accesso ai fondi strategici. Il fattore tempo è determinante: agire ora è essenziale sia per preservare la competitività industriale del Paese sia per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione ambientale nei tempi richiesti. L'Italia ha le competenze, la posizione geografica e le infrastrutture per guidare questa trasformazione nel Mediterraneo con una strategia industriale di lungo termine” – ha commentato Giovanni Sale, Senior Vice President, Energy Transition Strategy di Nextchem.
 

«La transizione del trasporto marittimo non è più un'ipotesi, ma un processo già avviato: i fuel alternativi rappresentano oggi il 51% del tonnellaggio navale ordinato a livello globale. La lunga vita utile delle navi rende però questo percorso necessariamente graduale e multi-fuel, e proprio per questo richiede una visione industriale di lungo periodo», ha commentato Lorenzo Tavazzi, Senior Partner e Board Member di TEHA. «Per l'Italia si tratta di una sfida di competitività, ma soprattutto di un'opportunità concreta e misurabile: lo scenario TEHA indica che 36 miliardi di euro di investimenti al 2050 possono ridurre le emissioni del 54%, attivare 105 miliardi di euro di valore della produzione e generare 45 miliardi di euro di Valore Aggiunto, oltre la metà del quale nel Mezzogiorno. È il segno che decarbonizzazione e crescita industriale possono muoversi nella stessa direzione. La vera posta in gioco è questa: trasformare la decarbonizzazione del mare in una leva di politica industriale. Non farlo significherebbe rinunciare a circa 80 miliardi di euro di Valore Aggiunto e, con essi, alla centralità dell'Italia nel Mediterraneo

La transizione energetica sta modificando gli equilibri del trasporto marittimo e il ruolo dei porti, sempre più chiamati a integrare alla funzione logistica una funzione energetica e industriale. La capacità di offrire infrastrutture e fuel alternativi a condizioni competitive diventa così un fattore determinante per attrarre e preservare i traffici.

 


*per ulteriori informazioni consultare il comunicato stampa allegato

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