Edison e la progettazione
#DesignNeedsEnergy: un dialogo per costruire il futuro
Condividi
Passato e presente. La storia del Gruppo Edison vanta collaborazioni con alcuni tra i più illustri nomi dell’architettura e del design nazionale. Oggi Edison torna a dialogare con la comunità dei progettisti per trovare insieme nuove soluzioni per un futuro sostenibile.
L'architettura nella storia del Gruppo Edison
Piero Portaluppi
Urbanista e accademico italiano, ma ricordato come “architetto delle centrali”, ha dedicato la sua prima attività alla progettazione di ben 11 impianti idroelettrici nel nord Italia collaborando fra il 1912 e il 1929 anche con l’azienda creata da Ettore Conti e successivamente controllata dal Gruppo Edison. Nella progettazione delle quattro centrali idroelettriche Edison situate tutte in provincia di Verbano Cusio Ossola, diverse sono state le influenze artistiche che hanno guidato Portaluppi: dalle suggestioni neomedievali della centrale di Verampio con le sue torri e le grandi bucature ogivali e bifore, alle influenze moderniste e liberty dell’architettura nordeuropea nelle centrali di Crego, Valdo, Cadarese. Magnifico esempio di stile liberty è anche la centrale termoelettrica, ormai dismessa, Emilia di Piacenza.
Pier Luigi Nervi
L’ingegnere diventato architetto. A lui sono attribuiti diversi paraboloidi, maestose volte nervate in cemento armato, unione perfetta tra funzionalità ed estetica. Questi edifici sono stati utilizzati da società del Gruppo Edison come magazzini industriali e rappresentano esempi d’innovazione nella fabbrica del Novecento: la possibilità di fare architettura attraverso gli elementi strutturali, rinunciare quindi alla decorazione e ricavare la forma solo dalla composizione consapevole e dallo sviluppo della costruzione. Alcuni dei paraboloidi Edison attribuiti a Nervi sono stati nel corso degli anni riqualificati diventando ad esempio un teatro lirico ad Assisi o un centro commerciale a San Gilla, in provincia di Cagliari.
Giò Ponti
Il lascito più grande che la collaborazione con l’architetto che ha partecipato attivamente alla rinascita del design italiano del dopoguerra è rappresentato dai due palazzi Montecatini siti a Milano in zona Turati. Per il primo, progettato nel 1936, Ponti idea una pianta ad H per utilizzare al meglio gli spazi disponibili in pieno stile razionalista. Non solo gli esterni. L’architetto e designer ha studiato anche gli interni progettando l’arredo degli uffici: le dimensioni della scrivania diventano l’elemento base per la distribuzione degli spazi modulari interni. Ma sono due le cose di cui Ponti andava più fiero nella realizzazione di quest’opera: la facciata laterale piana e leggera con le lisce e squadrate pareti in marmo e gli infissi a filo; e l'intreccio dei tubi colorati della centrale della posta pneumatica. Il secondo palazzo, concluso nel 1952, completa le forme del primo: una facciata concava si oppone alla linea convessa dell’altra opera. In questo caso è la scelta dei materiali a caratterizzare l’opera: dal cristallo della veduta frontale si passa all’alluminio di quella laterale.
Il Gruppo 7
Ispirata da Giò Ponti, patrocinata dalla Società Generale Italiana Edison di Elettricità e realizzata dal Gruppo 7, la “Casa Elettrica” non fu solo un esempio di abitazione realizzata secondo i dettami dell’architettura razionale ma anche una vetrina per i più moderni elettrodomestici, inseriti nelle stanze come parte integrante della progettazione architettonica. Luigi Figini e Gino Pollini furono i progettisti della casa e dell’arredo della camera del figlio, Guido Frette e Adalberto Libera gli artefici dell’arredamento del soggiorno, della sala da pranzo e di quella matrimoniale mentre Piero Bottoni si occupò del bagno, del gruppo cucina-acquaio e della camera domestica. Dall’impostazione planivolumetrica è possibile apprezzare l’estrema semplicità di questo primo prototipo di smart home e l’affinità con i principi dell’architettura di Le Corbusier, quali la pianta libera, la struttura in pilastri di cemento armato, la finestra a nastro e la continuità tra spazi interni ed esterni.
La Fiera Campionaria di Milano
Sono solo alcuni dei nomi dei designer che, tra gli anni 30 e gli anni 60 del Novecento, hanno collaborato con Edison per progettare le installazioni presso la Fiera campionaria di Milano, contribuendo in questo modo al successo delle esposizioni.