Fabiola Giannotti: la passione per la conoscenza è un valore universale che non conosce passaporti

"Lo scienziato è come un artista. Senza infatti una dose di creatività, senza la capacità di porsi le giuste domande, non avremmo visto gran parte delle scoperte della storia dell’essere umano."

Si pensi, per esempio, alla lampadina: non la si è inventata pensando a una candela più grande ma cercando di risolvere il problema dell’illuminazione in un altro modo.

Anche per questo è necessario che i governi investano nella ricerca fondamentale. È quella ricerca che, per la sua natura, non porta risultati a breve termine ma che ha garantito al mondo di progredire nel corso dei millenni sia nella conoscenza sia nell’innovazione tecnologica.

La responsabilità degli investimenti nella ricerca di base deve essere del settore pubblico. Solo in questa maniera i governi possono investire sul futuro delle società che amministrano. Sapendo, però, che il ritorno dell’investimento non ci sarà durante il loro mandato.

La responsabilità degli investimenti nella ricerca di base deve essere del settore pubblico. Solo in questa maniera i governi possono investire sul futuro delle società che amministrano. Sapendo, però, che il ritorno dell’investimento non ci sarà durante il loro mandato.

Senza infatti la ricerca fondamentale oggi non avremmo alcune delle tecnologie che in diversi settori hanno migliorato la qualità della vita degli esseri umani: penso per esempio alla Tomografia a emissione di positroni (PET) usata in medicina o al Global Positioning System (GPS).

La passione per la conoscenza è un valore universale che non conosce passaporti. È il motore dei grandi risultati e dello spirito di collaborazione del CERN. Lì migliaia di scienziati di tutto il mondo, provenienti anche da Paesi che sono in guerra tra loro o che non si riconoscono, lavorano insieme perché, come diceva Leonardo da Vinci, “il piacere più nobile è la gioia di comprendere”.

Per arrivare a una maggiore comprensione è fondamentale che la burocrazia delle organizzazioni non soffochi la creatività e che l’autorità non venga tanto dalle gerarchie quanto dal contributo intellettuale: al CERN, per esempio, se il più giovane ricercatore ha un’idea brillante può cambiare il corso di un esperimento.

E, soprattutto, le decisioni vengono prese per consenso, dopo una aperta discussione con tutti».

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