Energia dal mare, un immenso potenziale da scoprire

Trasformare l’energia del mare in elettricità: l’idea non è nuova ma è ancora poco sfruttata. Eppure, il mare potrebbe avere un ruolo di prim’ordine nella transizione energetica.

Mari e oceani occupano circa il 70% della superficie terrestre. Una riserva di energia inesauribile, dal potenziale enorme: l’Agenzia Internazionale per l’Energia stima che il potenziale dell’energia del mare, in tutto il mondo, possa generare tra i 20.000 e i 90.000 TWh di elettricità all’anno. Stiamo parlando di Twh, ovvero di miliardi di kWh.

Molti Paesi hanno compreso l’importanza di questa fonte rinnovabile - ancora poco utilizzata se paragonata al vento e al sole - e si stanno dando da fare per produrre energia sfruttando le onde, le correnti, le maree o il gradiente di temperatura.

La Scozia è uno di questi. Nel Pentland Firth, tra le isole Orcadi e Caithness, un impianto che sfrutta l’energia delle maree ha fatto registrare un record mondiale, producendo 700 MWh di elettricità nel mese di agosto, energia che ha alimentato le case di circa duemila famiglie scozzesi. E l’impianto in questione conta soltanto due turbine! Se i flussi di marea che si incontrano tra l’Atlantico e il Mare del Nord fossero sfruttati in modo adeguato, l’energia raccolta potrebbe soddisfare il 50% del fabbisogno energetico della Scozia.

E l’Italia? Il nostro Paese, con i suoi 8.000 chilometri di costa, avrebbe una predisposizione naturale per lo sfruttamento di questo tipo di energia. La Sardegna, in particolare, possiede il potenziale più alto di tutto il Mediterraneo: è stato calcolato che, per ogni metro di costa, potrebbero essere prodotti 13 kW di energia.

In tutta Europa, insomma, c’è una risorsa che è ancora da esplorare. Niente lo spiega meglio quanto le parole di Gianmaria Sannino, responsabile del laboratorio ENEA di modellistica climatica e impatti: «Oggi in Europa la produzione di energia dalle onde soddisfa lo 0,02% della domanda complessiva. Ma se, come previsto, si arrivasse a coprire il 10% del fabbisogno energetico europeo con lo sfruttamento combinato delle maree, entro il 2050 sarebbe possibile sostituire 90 centrali a carbone, un terzo degli impianti oggi in funzione in Europa».