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Il Palazzo Edison di Foro Buonaparte a Milano

di Andrea Colombo 

Alla fine del maggio 1891, iniziarono a Milano i lavori per il nuovo palazzo, destinato ad uffici e a sede amministrativa centrale, della Società Italiana per le Strade Ferrate del Mediterraneo. I lavori interessarono la zona di Foro Buonaparte, sull’area in prolungamento verso nord del Palazzo ex Litta, all’epoca sede della direzione e degli uffici generali della società ferroviaria, e durarono quindici mesi, almeno per quanto concerneva le opere principali 1 . Questi lavori rientravano anche nella rivalutazione fondiaria che si ebbe a Milano e nelle maggiori città italiane in età umbertina 2 .

Incaricato della progettazione del nuovo stabile fu l’architetto Enrico Combi coadiuvato dall'ingegnere Lauro Pozzi dell’Ufficio d’Arte della Società, autore quest’ultimo del rimaneggiamento della parte distributiva interna 3 .

Il nuovo stabile occupava un’area coperta di complessivi 2400 metri quadrati, lungo 96 metri e profondo 26 4 , il prospetto del palazzo aveva un andamento in linea con gli altri edifici già esistenti sul Foro, mantenendo l’allineamento nell’altezza, circa 23 metri, ed in parte nella trattazione generale ma differenziandosene sotto alcuni aspetti 5 . Anch’esso di cinque piani effettivi, era però visivamente di quattro, il Combi infatti aveva mascherato l’ultimo piano con una balaustrata d’attico 6 .

Visivamente, se il nuovo edificio denunciava caratteri alessiani nel bugnato a piano terra mentre le finestre si richiamavano nei timpani spezzati e negli ornati ad elementi cinquecenteschi, nel terzo piano le colonne ioniche e la presenza dell’attico all’ultimo piano si rifacevano alla tradizione piermariniana 7 .

Non mancavano però elementi di novità, un portato delle nuove tecniche costruttive, quali l’uso del cemento in luogo della pietra di ceppo per modanature e bugnati, utile per la diminuzione dei tempi di modellazione più che per ragioni di costo 8 . Naturalmente questi moderni ritrovati, non solo il cemento ma anche il ferro, potevano essere usati a patto di non ledere il carattere complessivo dell’area del Foro Buonaparte 9 .

All’interno il palazzo, rielaborato dall’Ufficio d’Arte della Società, presentava decorazioni – l’atrio e la scala principale – opera dell’Ufficio d’Arte stesso, tra i cui componenti spiccava l’a rchitetto Luigi Boffi 10 .

Nel 1923, il palazzo venne acquistato dalla Società Generale Italiana Edison di Elettricità divenendo parte integrante del patrimonio della Edison 11 . Numerosi gli interventi intercorsi nel corso dei decenni, il più importante dei quali realizzato nel 1938 quando all’edificio originario venne unito un secondo corpo, parallelo e comunicante, in uno stile, tra il novecentista ed il razionalista, opera del Sacchi 12 .

Tra le opere di pregio presenti nel palazzo, vale la pena ricordare i lampadari in ferro battuto dell’atrio principale, le balaustre in ferro battuto dello scalone, forse opera di artigiani della scuola di Verderio superiore e realizzate – come i lampadari ed altri manufatti decorativi – probabilmente su disegno di Alessandro Mazzucotelli e le tre imponenti vetrate. La prima, piana, è posta a copertura di una sala in posizione centrale rispetto ad altre due sale - posizionate a levante e a ponente – all’interno delle quali fanno bella mostra di sé due volte quasi gemelle. Opere della ditta Corvaya-Bazzi & C. di Milano, realizzate nel 1922, sono composte da 18 mila pezzi di vetro del peso di 20 quintali per 550 metri quadri di superficie - a vetrata - tra le più grandi di Milano e del mondo. I vetri colorati sono uniti tra loro da profili di piombo rinforzati con acciaio, la pittura decorativa è realizzata secondo una tecnica denominata “tubages”, nata in Francia e sviluppatasi successivamente negli Stati Uniti. L’intelaiatura delle volte è realizzata con profili metallici imbullonati tra loro 13 .

In questa porzione dell’edificio si trovano anche busti e bassorilievi raffiguranti importanti personalità legate alla Edison e al mondo delle scoperte scientifiche. Ritratti di Angelo Bertini, Giuseppe Colombo, Thomas Alva Edison, Carlo Esterle, Piero Ferrerio, Giacinto Motta e Alessandro Volta, alcuni dei quali molto imponenti, decorano l’interno del palazzo. E’ presente anche un affresco, raffigurante una carta d’Italia realizzato in occasione del cinquantenario della società e rappresentante le attività della Edison nel 1934.

Al secondo piano – sede degli uffici di presidenza e rappresentanza – spicca la sala consiglio, oggi denominata sala fontana, perché al suo interno fa bella mostra di sé una fontana su cui è incisa la laude del cantico di San Francesco sull’acqua “Laudato si mi Signore per sora acqua la quale è molto utile et umile et preziosa et casta”. Questa pregevole opera, oltre che assolvere ad una funzione decorativa, serviva – grazie all’acqua emessa dalle numerose bocchette - ad assorbire il fumo dei sigari e delle sigarette fumate dai consiglieri durante le riunioni 14 .

Il Palazzo sede di Edison Spa è stato recentemente protagonista di una visita guidata da parte del FAI [Fondo per l’Ambiente Italiano].

1 A. Scotti, Il Foro Buonaparte un’utopia giacobina a Milano, Milano 1989, pp. 287; 289-290. Nel marzo 1893 se il palazzo poteva dirsi costruito non poteva dirsi ultimato visto che “Ai lavori di finimento si attende tuttora”. (A. Scotti, Il Foro Buonaparte, op. cit., p. 290).
2 Per una sintesi degli eventi caratterizzanti il periodo in oggetto, vedasi: G. Luzzato, L’economia italiana dal 1861 al 1894, Torino 1991, pp. 187-206.
3 A. Scotti, Il Foro Buonaparte, op. cit., p. 289.
4 A. Scotti, Il Foro Buonaparte, op. cit., p. 289. “I funzionarii, impiegati ed inservienti appartenenti agli anzidetti uffici, sono in numero di circa 450; ed hanno a disposizione nel nuovo fabbricato 220 locali dell’area complessiva di m.q. 4500, oltre a 33 altri locali per latrine, ripostigli, ecc., non comprendendo i corridoi, le scale, l’atrio ed i sotterranei sistemati ad uso di magazzini ed archivi, per uno spazio di altri m.q. 3500”. (A. Scotti, Il Foro Buonaparte, op. cit., p. 290).
5 A. Scotti, Il Foro Buonaparte, op. cit., p. 289.
6 A. Scotti, Il Foro Buonaparte, op. cit., p. 287.
7 A. Scotti, Il Foro Buonaparte, op. cit., p. 287.
8 A. Scotti, Il Foro Buonaparte, op. cit., p. 287.
9 A. Scotti, Il Foro Buonaparte, op. cit., p. 287.
10 A. Scotti, Il Foro Buonaparte, op. cit., p. 289.
11 C. Pavese, Cento anni di energia. Centrale Bertini 1898-1998. Le origini e lo sviluppo della società Edison, Milano 1998, p. 60.
12 Con estrema cautela, si veda: T. Cobianchi, Foro Buonaparte 31. Storia, curiosità e leggende, “Switch” n. 3, ottobre 2007, p. 12. Probabilmente trattasi di Giovanni Sacchi già autore per la Edison di importanti opere.
13 T. Cobianchi, Foro Buonaparte 31, op-cit., pp. 14-15; A. Figliolia, Palazzo Edison e i suoi segreti. Il maestro Grassi all’opera nel restauro delle vetrate eleganti, “Avvenire” 13 settembre 2008; Intervista di Andrea Colombo ad Alessandro Grassi, Milano 14 luglio 2009. Alessandro Grassi è il maestro, titolare della società Grassi Vetrate Artistiche Srl di Milano incaricato del restauro delle stesse.
14 T. Cobianchi, Foro Buonaparte 31. op. cit., pp. 14-15.


Ultimo aggiornamento : giovedì 23 luglio 2009

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